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 Sheltersuit : “People Helping People”

Tacchi vertiginosi, minigonne attillatissime, cinture che tolgono il fiato, l’idea che un capo possa salvare una vita non ci è mai passata per la testa. Tuttavia, è finita per scaturire, otto anni fa, nella testa di Bas Timmer quando ha saputo che il padre senzatetto di uno dei suoi amici era morto di freddo. Mentre era alla ricerca di un capo “unico nel suo genere” per un progetto scolastico, ha creato la Sheltersuit: una giacca a sacco a pelo. Poi più tardi la Shelterbag: stesso concept, ma versione borsa. La sua fondazione, eponima della sua prima creazione, ha così preso vita nel 2014 ed è stata poi dedicata alla distribuzione ai senzatetto di questo capo caldo, impermeabile, multifunzionale ma anche ecologico perché realizzato con ritagli di tessuto e materiali inutilizzati di marchi, a volte anche di grandi maison. Come Chloé che lo scorso anno ha collaborato con la fondazione realizzando uno zaino fatto di parti recuperate e il cui acquisto ha permesso di realizzare due Shelterbag. Questa stagione ha presentato, per conto del marchio Sheltersuit, una sfilata al Palais de Tokyo durante la settimana della moda di Parigi. Sostenuto ancora una volta da Chloé per la donazione delle materie prime, rivela una moda degenerata, pratica, a volte anche reversibile, imponente ma soprattutto sportiva. Su alcuni pezzi della collezione è stato stampato il loro mantra “People Helping People”. Con la strada come essenza, le modelle hanno sfilato intorno a pile del famoso sacco a pelo che sono stati (ovviamente) distribuiti ai senzatetto alla fine della sfilata.

Sheltersuit

Cheynnes Tlili

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