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JAMES TURRELL : Magnetica

Come Michael Heizer, Robert Smithson, Robert Morris e gli altri pionieri dell’avventura della Land Art iniziata alla fine degli anni ’70, sposta enormi masse di terra, le modella per trasformare i luoghi desertici in sculture, o meglio, in teatri cosmici destinati a far sentire battere all’uomo il cuore pulsante della terra, dalle sue viscere ai suoi orizzonti celesti…

Nel nord dell’Arizona, sull’altopiano del Colorado, non lontano dal Painted Desert, è nelle camere e nei tunnel di luce scavati nel cono di un cratere vulcanico acquisiti dall’artista quasi cinquant’anni fa1, che presto potremo, forse (se donatori generosi, come Kanye West, daranno qualche milione per completare il progetto…), andare ad ascoltare queste palpitazioni antidiluviane… Musica dal profondo dissotterrato per scontrarsi – e in comunione – con la musica delle sfere celesti e farle eco, propagandola attraverso la luce catturata e rifratta nella grotta frantumata in cellule luminose…

Cantore della luce, di cui ha fatto la sua unica materia, James Turrell (nato nel 1943 a Los Angeles) è un artista-guru. Per lui l’esperienza artistica non deve essere ridotta alla semplice contemplazione, ma deve essere “un’esperienza profondamente personale che ci collega al cosmo”.

Nei suoi “ambienti percettivi” che dalla fine degli anni Sessanta inglobano la luce per rifletterla meglio nello spazio e intensificare la percezione sensoriale, il visitatore è chiamato ad essere un “partecipante attivo”. “Il mio desiderio è creare una situazione in cui ti prenda e ti faccia vedere. Questa diventa la tua esperienza”. “Il mio lavoro non ha oggetto, immagine e focus. Senza oggetto, senza immagine e senza fuoco, cosa stai guardando? Io ti guardo guardare. Ciò che è importante per me è creare un esperimento mentale senza parole”. 2

Percezione, contemplazione, introspezione… l’artista (formato in psicologia percettiva) che riesce a riempire e far vibrare lo spazio di vuoto luminoso, vorrebbe farci vivere un’esperienza mistica? In ogni caso, con i suoi Skypaces, architetture o ambienti traforati alla loro sommità, ci apre le porte del paradiso… Felici coloro che hanno soggiornato, durante una notte stellata, una giornata di sole o una notte di luna piena, in uno di questi osservatori a cielo aperto disseminati ai quattro angoli del pianeta: una piramide nello Yucutan, una torre circolare in pietra a secco nel cuore delle montagne svizzere, un’opera di marmo bianco in Uruguay (uno degli ultimi nati): la scelta è vasta …

  1. Il Roden Crater 
  2. “My desire is to set up a situation to which I take you and let you see. It becomes your experience.”

“My work has no object, no image and no focus. With no object, no image and no focus, what are you looking at? You are looking at you looking. What is important to me is to create an experience of wordless thought.”

Qualche Skyspaces :

Ta Khut, a Posada Ayana, a José Ignacio, in Uruguay : https://www.posada-ayana.com/skyspace

Skyspace Lech, nel comprensorio sciistico di Oberlech a Tannegg, a 1780m d’altitudine, in Austria: https://www.skyspace-lech.com/contact/?lang=en

Skyspace Piz Uter, nell’hotel Castell a Zuoz, in Svizzera: https://www.hotelcastell.ch/en/art-architecture/art-at-the-castell/

Da vedere: Jesus is Kind, il film girato da Kanye West nel Roden Crater per il suo album eponimo, così come Street Lights registrato in situ.
https://www.youtube.com/watch?v=r-3rvT-hJWA&t=62s

Stéphanie Dulout

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