Se la vita è appesa a un filo, è la morte che Claire Morgan tiene appesa ai suoi fili – gli stessi che, adornati di pelli di uccelli, compongono il suo ultimo pezzo intitolato Song.

Un titolo audace per un’opera funebre che sembra un memento mori: una ghirlanda di uccelli morti tanto incantevole quanto terrificante. Perché anche se sono incavati, gli impiccati hanno conservato la lucentezza e la vivacità del loro piumaggio… I only dared to touch you once I knew that you were dead, Ho osato toccarti solo quando ho saputo che eri morto: questo il titolo della nuova mostra di Claire Morgan presentata alla galleria Karsten Greve (a Parigi dopo Colonia)1. Contiene tutta la poesia e tutta la delicatezza degli ultimi lavori dell’artista irlandese che non smette mai di parlare della “nostra vulnerabilità” e del “nostro disagio di fronte all’impermanenza di ogni cosa nella vita”.
Aureolata da uccelli morti, come una profetessa dell' »era di estinzione di massa nella quale stiamo entrando », la donna nuda e già esangue siede al centro della sua installazione The inevitable heat death of the universe [L’inevitabile morte termica dell’universo] appare come una vera e propria allegoria della distruzione. In altre opere, è questa stessa donna nuda, modellata in cera o disegnata a pastello, ad apparire adornata da una pelle di volpe protettiva e rigenerante: in Claire Morgan, il confine tra morte e vita è sempre labile. Una prossimità inquietante all’opera nei suoi ultimi disegni mescolando fluidi corporei recuperati durante il processo di tassidermia con acquerello e matita…
- Titolo che è anche quello del libro illustrato presentato in mostra, un’opera composta da sette disegni e due testi manoscritti che formano un dialogo tra una donna viva e una volpe morta.
Fino al 6 gennaio
Galerie Karsten Greve
5, rue Debelleyme, Parigi III





