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HARRY GRUYAERT

Francia – Parigi 

Cantore del colore O L’ordinario ingrandito dal colore

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Harry Gruyaert BELGIUM. Boom. Waterloo Battle Commemoration. 1988

“Non c’è idea, mai una messa in scena. Catturo ciò che vedo, cerco l’immagine singola, più forte”, ha detto Harry Gruyaert all’inaugurazione della sua mostra “La Part des choses” al Bal lo scorso giugno. Tutto il lavoro del fotografo belga (nato ad Anversa nel 1941) è infatti costituito da immagini shock. Immagini istantanee alla ricerca delle quali ha potuto trascorrere intere giornate, ammette questo grande viaggiatore che espone qui per la prima volta 80 stampe realizzate tra il 1974 e il 1996 utilizzando il processo Cibachrome – un processo inventato nel 1933 da un chimico ungherese, Bela Gaspar, e commercializzato nel 1963, che consente di ottenere una stampa da una diapositiva (cosiddetto processo positivo-positivo) distruggendo i pigmenti inglobati negli strati sensibili della carta esposta e poi sviluppata. Contraddistinti dalla nitidezza dell’immagine, dall’intensità dei colori e dalla saturazione delle tinte piatte, questi rari Cibachrome rivelano tutta la potenza dell’occhio del fotografo e, in particolare, la sua incredibile capacità di rendere materiali, trame o persino ombre, la sua l’arte di mostrare le cose e di ingrandirle con il colore.

 

« Se faire voyant, pas témoin »

“Essere un veggente, non un testimone. Convertitosi al colore appena partito per New York all’inizio degli anni ’70, è proprio attraverso questo che Harry Gruyaert riesce a rendere straordinario l’ordinario. Lontano dal suo nativo Belgio, troppo angusto per i suoi gusti, ma di cui saprà perfettamente rendere il lato “stridulo” e “abbastanza grottesco” in una serie dal sapore surreale, New York sarà per lui il luogo di diverse rivelazioni: scopre lì non solo i maestri americani della fotografia a colori (Joel Meyerowitz, William Eggleston o Stephen Shore), ma anche la Pop Art che lo incoraggia “a guardare la banalità in modo diverso, ad accettare una sorta di bruttezza nel mondo e a farne qualcosa con questa”. Sono anche le sue amicizie con la nuova scena newyorkese che, secondo Diane Dufour, curatrice della mostra, rafforzeranno ciò che già Le Désert rouge di Antonioni, “visto mille volte”, aveva distillato in lui: “la necessità di vagare per mondo […] non per designarlo o informarcene, ma per scolpirlo, modellarlo […] Sii veggente, non testimone”.

« il senso del luogo » (« the sense of place »)

“Mi butto nelle cose per vivere questo mistero, questa alchimia”, spiega lo stesso fotografo, rifiutando però ogni apprensione descrittiva della realtà. Questo è del resto uno dei paradossi della sua fotografia che, pur priva di qualsiasi messa in scena, ha un fortissimo carattere fittizio, che sia la serie moscovita o quella egiziana composta da scene notturne davvero elettrizzanti… Maestro del caos (tutto contribuisce alla composizione, a volte molto frammentata, al limite dell’inquadratura…), Harry Gruyaert non cerca solo di rappresentare, come i suoi grandi maestri Bergman o Antonioni, la “solitudine nel paesaggio urbano”, ma anche, e soprattutto, la tavolozza di ogni luogo, quello che chiama “il senso del luogo”, lo spirito del luogo. Ad esempio, il verde fluorescente della vetrina fumante di una lavanderia a gettoni ad Anversa, il rosso delle tende e del tavolo del Trans-Europ-Express dove giace un uomo che dorme, o il blu, giallo e rosa marshmallow di un marciapiede “colorito” dalla contea di Kerry in Irlanda…

“Traiettorie isolate, spazi sconnessi, corpi alla periferia, tutto nelle sue immagini contribuisce a rendere l’assurdità del mondo, il collage surreale della vita e dei suoi pezzi staccati”, nota giustamente Diane Dufour. Un’analisi a cui fanno eco le stesse parole del fotografo viaggiatore: “La realtà sembra un collage di Picasso i cui elementi non sono stati fatti per essere messi insieme, ma che, improvvisamente giustapposti, significano e dicono qualcosa che prima era sfuggente”.

STÉPHANIE DULOUT

“Harry Gruyaert – La Part des choses”

Le BAL

6, impasse de la Défense, Parigi 18°

Fino al 24 settembre 2023

lebal.fr