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GEORGIA RUSSELL : Materia mobile

“Il colore è una materia mobile che, come l’acqua o il vento, ha vita propria. L’inter ricerca di Georgia Russell risiede in questa ricerca di movimento nella materia stessa dell’opera, non nella sua rappresentazione ma nella sua iscrizione, nel suo plasmarsi nel corpo stesso della materia che costituisce l’opera. Così, facendo pulsare la carta, riesce a trasformare il colore in “materia mobile”.

Taglio, lacero la carta e gioco con le gradazioni dei toni, scandite dal movimento delle incisioni, in cui si infiltra la luce“, spiega, con rara chiarezza e semplicità, l’artista scozzese con sede nell’Oise, a nord di Parigi .

Il mio lavoro è il risultato di un accumulo di ritagli. La ripetizione crea quindi il vuoto e la materia. Questi segni ripetitivi creano una superficie e un oggetto in tre dimensioni“. Accumulo, ripetizione, taglio… Vuoto, materia, luce, superficie… Trasformazione del colore in “materia mobile”, del vuoto in materia attraversata dalla luce…: c’è qualcosa di transustanziazione nel processo creativo di Georgia Russell.

Il titolo della sua ultima opera presentata alla galleria Karsten Greve (che rappresenta l’artista, classe 1974, dal 2010) è, a questo proposito, molto evocativo: Cells of light [Celulle di luce]: attraverso l’incisione delle superfici (tela, carta, organza ), dipinto a olio o acrilico, “crea un miraggio all’intersezione del reale e dell’illusorio”, del pieno e del vuoto, del visibile e dell’invisibile.

Implementando la permeabilità della materia nei loro interstizi, le sue tele a nido d’ape, intessute di colori e luci intrecciate, a volte evocano la pelle, “la cellula organica, il tessuto vivente, la vita”…, a volte il suo riflesso attraverso le vetrate o il luccichio dell’acqua.

E lo sguardo, catturato in queste commoventi gradazioni di colore, naviga su questa ondata luccicante e precipita in questi interstizi: finemente lacerati con lo scalpello, le fessure delle tele di Georgia Russell non sono porte semiaperte sul vuoto? – questo oltre la superficie delle cose, questo spazio immateriale definito da Lucio Fontana “immagine dell’infinito”. Ma se è alla contemplazione di questa infinità e alla liberazione “dalla schiavitù della materia” che tra il 1949 e il 1968 il maestro di Concetto spaziale ha invitato con le sue tele lacerate, è più una ricerca plastica che Georgia Russel sembra perseguire. Giocando con la confusione ottica (spinta al culmine con l’uso dell’organza, questo velo sintetico dalle infinite iridescenze, in perenne cambiamento), l’artista diventa maestra delle illusioni trasformando il supporto tangibile della tela in una superficie immateriale, che si muove e cambia, attirando lo sguardo nelle reti delle sue oscillazioni ipnotiche per girarci intorno, perdersi o sprofondarci dentro…

Dal 9-09 al 16-10-22

Mostra Georgia Russell – Cells of light

Galerie Karsten Greve – 5, rue Debelleyme, Parigi III www.galerie-karsten-greve.com

STÉPHANIE DULOUT

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