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ART PARIS  / SCOPERTE

Combinando, in un equilibrio molto apprezzabile, arte moderna, arte contemporanea e arte emergente, Art Paris sta riscuotendo un successo crescente. Dopo una bellissima 23a edizione che ha inaugurato lo scorso settembre il Grand Palais Ephémère, la fiera si è ripetuta dal 7 al 10 aprile con 130 gallerie regionali e internazionali di alta qualità, offrendo, in particolare, un settore “Promesse” alle giovani gallerie e alle creazioni emergenti, che siamo felicissimi di presentarvi per fornirti alcune pepite.

HUGO DEVERCHÈRE al Dumonteil Contemporary (Parigi)

Nuovissima galleria situata nel vivace quartiere di rue du Louvre, la terza del brand Dumonteil (dopo l’apertura, a Shanghai nel 2008, di una galleria incentrata sulla scena artistica cinese), Dumonteil Contemporary si impegna a promuovere i giovani artisti sulla scena internazionale e sostenere i loro progetti più ambiziosi, nei suoi spazi espositivi ma anche al di fuori in collaborazione con istituzioni pubbliche o private e in occasione di fiere (West Bund Art & Design, Art 021, Asia Now…).

Ad Art Paris Dumonteil Contemporary ha presentato l’affascinante lavoro di HUGO DEVERCHERE (nato nel 1988, diplomato alla Scuola Nazionale di Arti Decorative di Parigi e Fresnoy – Studio Nazionale di Arti Contemporanee). Coniugando arte e scienza, ricerca estetica ed esplorazione del vivente, finzione e realtà, le sue proliferanti sculture, work in progress e altre opere proteiformi nascono da una speculazione sulle metamorfosi della materia organica ma anche dell’immagine (micro e macrocosmica). e costituiscono “un’esperienza percettiva”.

Così, la sua serie di immagini sviluppate da lastre di fotoincisione ricoperte di ossidi che rivelano il disegno quasi impercettibile dei microrilievi di Marte, tratti dai database della NASA, ci mette di fronte alla vertigine dell’estrapolazione fotografica digitale… Vero e proprio “dispositivo alchemico”, un’opera vivente, la sua installazione Artefact che mostra una roccia in fase di cristallizzazione ha riprodotto, in time lapse, durante la mostra, un lungo processo geologico. Affascinante…

http://www.hugodeverchere.com

www.dumonteil.com

Dumonteil Contemporary

8, rue d’Aboukir, Parigi II

MIHO KAJIOKA e CASPER FAASSEN al Ibasho (Anversa)

 “Un luogo dove puoi essere te stesso”: questo è il significato della parola giapponese Ibasho scelta come nome da Anne-Marie Zethof e Martijn van Pieterson per la loro galleria di Anversa dedicata ai giovani fotografi giapponesi e ai fotografi occidentali ispirati al Giappone, l’unica al mondo! Un nome che la dice lunga su come questi due esteti vedono lo spazio della galleria come un luogo di rivelazione attraverso la contemplazione…

Una bella promessa mantenuta nel loro stand dove abbiamo scoperto le opere intrise di mistero e poesia dei due artisti: MIHO KAJIOKA, giapponese (classe 1973), da poco a Parigi, e CASPAR FAASSEN, nato nel 1975 nei Paesi Bassi.

Formatasi in pittura, MIHO KAJIOKA sviluppa un lavoro fotografico molto grafico e molto pittorico, attraverso un lento processo di rivelazione di ombre e luci effettuato in camera oscura, delle colorazioni al tè realizzate durante le stampe e, soprattutto, il reframing che conferisce ai suoi scatti intervallati da una stranezza quasi surrealista… “Istantanee” dell’eternità simili ad haiku, immagini rubate al tempo, da cui sembrano creare, di opera in opera, una lunga metafora.

CASPAR FAASSEN, invece, sviluppa un lavoro – al confine, tra pittura e fotografia – sulla trasparenza e l’opacità interponendo una carta da lucido tra l’obiettivo e i modelli (donne in kimono o vasi giapponesi), applicando poi una doppia mano di vernice screpolata sulle sue stampe. Nel suo Kasumi, grande paesaggio marino annegato nella nebbia, non usa carta da lucido ma una doppia esca per creare questa sfocatura dell’immagine che fluttua tra apparenza e scomparsa: la fotografia stampata su una lastra di plexiglas è ricoperta della stessa vernice opacizzante mentre un specchio nascosto sotto l’immagine riflette la luce circostante…

 http://ibashogallery.com

Ibasho 

tolstraat 67, 2000 Antwerp

COSTANZA GASTALDI e MARTINE SCHILDGE al Sitdown (Parigi)

Inchiostro nero, gouache e piquetage sulla stampa fotografica (Martine Schildge), sovrapposizioni di immagini che fanno della fotografia un palinsesto visivo, un inno al paesaggio transitorio (Florian Ruiz), stampa a pigmenti arricchita con matita bianca e polvere di porcellana (Catherine Noury ​​)… la galleria Sit Down, fondata nel 2005 nel Marais, mostra la diversità dei mezzi che si sono uniti alla fotografia contemporanea per sfruttarne le capacità espressive e suggestive più che mimetiche…

Tra i suoi virtuosi praticanti, abbiamo messo gli occhi su un’artista torinese, classe 1993 e residente da dieci anni a Parigi: Costanza Gastaldi. Utilizzando l’antica tecnica del rotocalco (“disegno del sole” all’origine dell’invenzione della fotografia), per le sue qualità plastiche, e in particolare per la sottigliezza della resa dei toni del grigio o dei neri profondi, quasi tattili, moltiplica di dieci volte le possibilità grafiche trasformando impercettibilmente (attraverso il ritocco digitale) l’immagine. Coltivando l’ambiguità formale tra fotografia e disegno, i suoi paesaggi instillano una sensazione di estraneità, persino di irrealtà.

Ritoccando, sfumando, con lo stilo, sullo schermo, ogni frammento dell’immagine incisa, ne ricrea un’altra, onirica, immaginata. Così come le sue montagne magiche, le mitiche montagne Huang che squarciano il cielo della Cina orientale (che nel 2018 la fotografa ha scalato con 18 kg di attrezzatura sulla schiena durante le ore sacre prima dell’alba), o i suoi paesaggi miniatura rotondi, visti attraverso uno spioncino di una porta o dal buco della serratura, della sua avvincente serie intitolata Voyeurisme paysager.

www.costanzagastaldi.com

Galerie Sit Down

4, rue Sainte-Anastase, Parigi III

THIBAULT BRUNET, LISA SARTORIO e DOUGLAS MANDRY alla Galerie Binome (Parigi)

Un’altra galleria dedicata alla fotografia contemporanea e alle sue ibridazioni, inaugurata nel 2010 nel Marais, la Binome Gallery si interessa a nuove pratiche, concettuali o plastiche, esplorando i confini di un mezzo che è diventato il supporto per molte ricerche visive e fittizie al confine di tutti i generi (grafici, performativi o multimediali). Si interessa particolarmente agli artisti emergenti che si riappropriano di vecchi processi o materiali.

In un’inquietante mise-en-abîme del paesaggio, Douglas Mandry (nato nel 1989 a Ginevra) stampa, mediante litografia, vecchie immagini di montagne su coltri di ghiacciai usurati…

Nei suoi Territoires circonscrits, Thibault Brunet si interroga, invece, sul nostro rapporto con la virtualità attraverso la digitalizzazione, tramite uno scanner 3D, di un mondo reale sul tempo in sospeso… Nella sua serie Boite noire, la modellazione 3D delle rovine di Damasco e di Aleppo derealizzato dalle lacune nell’immagine fluttuante colpisce nel profondo.

Così sono le immagini a brandelli di Lisa Sartorio (di cui abbiamo già parlato su Acumen). Provenienti da una vera e propria opera scultorea nello spessore della carta deteriorata da gommature, piegature, scollature, sgretolamenti…, questi archivi fotografici sfigurati di città devastate dai bombardamenti sembrano esplodere davanti ai nostri occhi. Straziante.

www.galeriebinome.com

Galerie Binome

19, rue Charlemagne, Parigi IV

E ANCHE

DARIA DMYTRENKO all’Eduardo Secci

Ci hanno catturato anche le potenti tele di Daria Dmytrenko presentate da una giovane galleria fiorentina. Un’artista ucraina che vive a Venezia, dove la incontreremo presto…

www.eduardosecci.com

www.artparis.com

Stéphanie Dulout

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