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Lee Ufan : Mostra Requiem 

Giocando con il vuoto e il pieno, da cinquant’anni le opere minimaliste dell’artista coreano risuonano nello spazio e nei materiali. Per “abitare il tempo” e far risuonare il silenzio.

Dopo i giardini di Versailles nel 2014, ecco l’affascinante necropoli di Alyscamps d’Arles, rilevata dal maestro che, all’età di 85 anni, scelse di suonarvi un Requiem. Accanto ai sarcofagi allineati all’ingresso di questa città dei morti, l’elegante austerità dei suoi Relatum assume così una svolta funebre. Costituito dall’associazione di elementi distinti e spesso dissonanti – l’incontro di una pietra e il suo riflesso rimandato da uno specchio eretto su un quadrato bianco posto in un giardino o due pietre e una lunga placca di metallo srotolata come un tappeto luccicante lungo i sepolcri… – questi Relatum per il suo creatore non sono opere di design in sé, completate, ma mezzi.

Lungi dall’essere un artefatto, la scultura per Lee Ufan è il mezzo per mettere in relazione gli individui e il loro ambiente, il corpo e un dato spazio, il mondo interno e il mondo esterno… Per questo grande maestro del vuoto, co-fondatore del movimento Mono-ha (la scuola delle cose) a Tokyo nel 1969, a favore della cancellazione dell’artista, intervento minimo nell’uso delle materie prime, consiste nel creare uno spazio poetico destinato a suscitare una “emozione estetica” attraverso il gioco delle opposizioni, una “arte della risonanza” “capace di rivelare il silenzio e il vuoto” degli spazi non occupati.

“Collegare l’opera allo spazio è aprirlo, entrare in relazione con l’infinito”, ci ha detto l’artista durante una visita al suo studio parigino1 e ha aggiunti: “La scultura è per me una relazione con lo spazio. […] Cerco di aprire un dialogo con la natura, di creare un incontro tra gli elementi e lo spettatore”. 

La scultura è abitare lo spazio, e ancor di più, far compenetrare spazio e materia, lasciare che il vuoto abiti l’opera – affinché lo abitiamo noi… Come Fontana – “che, strappando la tela, introdusse nella pittura la nozione di infinito”1 -, Lee Ufan fa così del vuoto il luogo di tutte le possibilità, uno spazio in tensione nato “dagli spostamenti e dalle corrispondenze tra materiali e luoghi” – offerto alla nostra immaginazione stimolata “da questa ambivalenza tra apparenza e scomparsa, tra presenza e assenza”.

Mostra Requiem 

Alla necropoli degli Alyscamps d’ Arles 

Fino a fine settembre 2022

Catalogo, a cura di Alfred Pacquement, curatore della mostra, edito da edizioni Actes Sud (25€)

E anche: Mostra Lee Ufan Arles

Presso l’Hôtel Vernon d’ Arles 

Dalla primavera 2022

Stéphanie Dulout

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