Fondata nel 1663 nella Val di Biella, Vitale Barberis Canonico incarna l'essenza stessa del tessile italiano. Combinando una tradizione secolare, la passione per l'abbigliamento maschile e l'innovazione sostenibile, continua ad affascinare sarti e stilisti di tutto il mondo. Acume si addentra nel cuore di questa saga familiare.

Ogni filo, un ricordo
In Italia, alcuni nomi sembrano intrecciati nel tessuto stesso del paesaggio. A Pratrivero, un piccolo borgo piemontese adagiato sulle Alpi, il mormorio dell'acqua si mescola al ronzio dei telai. È qui che, da oltre tre secoli, la famiglia Barberis Canonico realizza i suoi tessuti, unendo lana merino, meticolosa artigianalità ed eleganza senza tempo.
Vitale Barberis Canonico non è solo un'azienda: è una leggenda vivente. Fondata nel 1663, riconosciuta dai Duchi di Savoia e membro degli Hénokiens, questa manifattura di famiglia appartiene alla cerchia ristretta delle case secolari, quelle che sono sopravvissute a guerre, rivoluzioni industriali e sconvolgimenti culturali senza mai abbandonare l'arte della tessitura. La loro storia, meticolosamente conservata in archivi visivi e documentari, riflette il fascino per i grandi nomi dell'eleganza: da Lord George Stanhope, VI Conte di Chesterfield, a Natty Rothschild, passando per gli Stroganoff e il Principe Galitzine. Tutti avevano una cosa in comune: la passione per i tessuti pregiati e la padronanza del linguaggio sartoriale.

L'eleganza come trasmissione
Nei silenziosi corridoi dell'azienda, si parla ancora con rispetto della memoria di Alberto Barberis Canonico, scomparso nell'aprile del 2025. Ingegnere rigoroso e stratega discreto, ha guidato l'azienda verso l'eccellenza industriale senza mai tradirne lo spirito artigianale. La sua visione: mantenere una filiera produttiva completamente integrata, dalla selezione delle fibre grezze alla finitura del tessuto, per garantire qualità, tracciabilità e stile.
Sotto la guida della nuova generazione – Alessandro, Francesco e Lucia – la maison continua la sua ascesa. Ogni stagione, le collezioni perpetuano il gusto per il dettaglio: flanelle leggere, morbidi Super 150 e twill elasticizzati dalle linee pulite. I loro nomi: Vendetta, Perenne, 21 Micron – risuonano come promesse fatte ai tessuti di domani. Troviamo nel loro approccio una profonda comprensione di ciò che il tessuto ci racconta, come un "linguaggio dei tessuti" – quello che i dandy del XIX secolo e gli esteti del XX sapevano leggere nella grana di una flanella o nel drappeggio di un twill.

Pensare all'abbigliamento dall'interno verso l'esterno
Per Vitale Barberis Canonico, l'eleganza non è mai solo apparenza. È anche una filosofia. Da diversi anni, l'azienda pone la sostenibilità al centro del proprio business. Materiali naturali, filiere corte, riciclo delle acque di produzione: lo stabilimento di Pratrivero è diventato un modello di ecologia tessile. Segue un processo produttivo in sette passaggi fondamentali – dalla meticolosa selezione della lana australiana alla tintura, passando per cardatura, filatura, tessitura, finissaggio e controllo qualità. Ogni metro di tessuto è il risultato di un lavoro lento e controllato, dove nulla è lasciato al caso.
Il progetto RealizzandoloLanciata in collaborazione con Campaign for Wool, questa iniziativa incarna perfettamente questa volontà di trasmettere il sapere. È un laboratorio creativo in cui giovani sarti sono invitati a reinterpretare i tessuti della maison, raccontandone al contempo la storia e trasmettendo i valori insiti in ogni capo. Un modo per ricordarci che l'abbigliamento, lungi dall'essere meramente decorativo, è un atto di memoria e impegno.

Un'arte di trasformazione in sette fasi
Nel cuore di Pratrivero, l'eleganza nasce da un rituale in sette fasi, scandito come uno spartito musicale. Tutto inizia con il lavaggio, fase fondamentale in cui l'acqua purifica la lana appena tosata, rimuovendo le ultime impurità dalla materia prima. Segue la cardatura, o talvolta la pettinatura, che dispone le fibre e crea il top, quel nastro perfetto pronto per essere filato. Durante la filatura, questo top viene stirato, ritorto e talvolta ritorto per diventare un filato resistente e prezioso. Questo filato viene poi tinto con estrema precisione: che si tratti di tintura in filo o in pezza, ogni tonalità viene confrontata con il campione di riferimento, garantendo l'intensità desiderata. L'orditura getta poi le basi del tessuto, organizzando l'ordito dei filati con precisione geometrica. Infine, la tessitura orchestra l'intreccio di ordito e trama a velocità millimetrica, sotto l'occhio digitale del telaio. Tutto culmina nel silenzio ovattato della fase di finissaggio: dove il tessuto acquisisce una patina, si ispessisce e rivela il suo vero carattere. Il tessuto passa attraverso le mani esperte dei tessitori, viene follato, sgrassato, pressato e raffinato. Solo al termine di questo paziente e controllato processo nasce un tessuto degno di portare il nome Vitale Barberis Canonico: un tessuto non solo bello, ma intriso di vita.
Il progetto RealizzandoloLanciata in collaborazione con Campaign for Wool, questa iniziativa incarna perfettamente questa volontà di trasmettere il sapere. È un laboratorio creativo in cui giovani sarti sono invitati a reinterpretare i tessuti della maison, raccontandone al contempo la storia e trasmettendo i valori insiti in ogni capo. Un modo per ricordarci che l'abbigliamento, lungi dall'essere meramente decorativo, è un atto di memoria e impegno.







Stile, versione 2026
Per la stagione Primavera/Estate 2026, la maison presenta una collezione che gioca con la luce. Tonalità minerali – tabacco, perla, sabbia calda – sono completate da texture traspiranti, pensate per una nuova generazione di uomini in movimento. Tessuti fluidi ma strutturati che avvolgono il corpo senza mai costringerlo. Abiti che si adattano alla città, al viaggio, allo stile minimalista.
La ricerca tessile della maison trae ispirazione anche dagli archivi storici, svelando l'arte della corrispondenza, delle etichette, della carta intestata e della cancelleria personalizzata: tanti dettagli dimenticati, sottilmente rivisitati nelle collezioni attuali. Per VBC, il tessuto non è una superficie: è una memoria, un codice, un linguaggio.






