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LEONARD MARTIN – SUITE ZABRISKIE 

Esplosione fissa 

Ispirato alla scena dell'esplosione finale del famoso film Zabriskie Point Ispirata all'opera di Michelangelo Antonioni, la suite omonima di Léonard Martin, presentata nello spazio di Bruxelles della galleria Templon, rivela un universo capovolto che evoca il flusso costante di immagini del nostro mondo, dominato dalle nuvole. Ci fa venire voglia di liberarci? 

Saturazione

Quali sequel si possono immaginare in questo grande disordine di segni in cui si muovono figure simili ad automi (l'artista multimediale, che pratica simultaneamente pittura, scultura e video, crea burattini e automi destinati a mettere in scena temi tratti dalla letteratura o dalla storia dell'arte)? Trasponendo la nuvola di oggetti levitanti del film di Antonioni sulla superficie piana della tela, Suite Zabriskie evoca inevitabilmente, attraverso la saturazione dei segni, "Questo flusso costante di immagini, testi e suoni che ormai occupano la nostra vita quotidiana e a volte offuscano la nostra vista." Per Léonard Martin, infatti, "Forse la pittura ci permette di far svanire le immagini, di far piovere giù questa 'nuvola' che incombe sulle nostre teste."

Ricordando, attraverso la sua prospettiva a picco, gli emaki – quei rotoli miniati cinesi, giapponesi o coreani che prefiguravano il cinema – la sua pittura "impedisce allo sguardo di fissarsi". Un'estetica frammentata che mette a dura prova la nostra percezione. Non c'è tregua qui; siamo nel vortice della storia e della memoria. L'artista si chiede infatti: "Come si ricompongono i frammenti di una storia? Dove si guarda e si ascolta? I miei dipinti non forniscono una risposta definitiva. Tracciano linee, da un ricordo all'altro, e cercano di ripopolare questo deserto su cui volano le amanti di Antonioni." 

STÉPHANIE DULOUT

“Leonard Martin – Zabriskie Suite” 

Galleria Templon

Veydtstraat 13A, Bruxelles (Belgio)

Fino al 24 febbraio 2024

templon.com

Belgio – Bruxelles

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