[Wpml_language_selector_widget]

L'opera di Jina Park suona come una scena strana che non accade dove accade. Nuova serie Stanza del collezionista (2018), I guardiani dei gabinetti (2020), Il Palazzo della Luna (2021) e Viaggio nel Sole (2022), utilizza la pittura a tutto tondo (la “tempera”, tecnica usata nel secondo) e svela gradualmente una pittura di figure geometriche, sculture, animali e figure seppur in modo inaspettato, quasi casuale, come in un sogno.

Entità tratte d'alla mitologia greca ed egiziana convivono con oggetti che si sarebbe potuto facilmente incontrare nelle camere delle meraviglie o percorrendo le gallerie della cosiddetta “arte antica” dei musei Occidenti. L'artista trova infatti i suoi soggetti in libri di storia, musei, giardini botanici e zoo che sono tutte istituzioni la cui storia è intrinsecamente legata alla colonizzazione. È il formato dell'operazione, è destinato ad essere lo stesso (cioè è la versione coreana che assume il formato del libro pubblicato), il consenso dell'evocatore e la volontà del proprietario sono inefficaci nella formazione della collezione, sia essa individuale o collettiva, privata o pubblica.

Gli esseri vissuti e gli oggetti che popolano l'opera del pittore coreano proviene da un'ampia varietà di epoche e paesi, consentendo all'artista di mttere in discussione il nostro rapporto con le culture straniere. Per lo più attaccati al violino e legati al contesto originario, sono i simboli dei desideri individuali e di un gruppo comune di categorie. Riunendole en scene senza tempo e in spazi di difficili da identificare, Jina Park de fronte a quest contradzioni e crea una nuova collezione, la sua, in due dimensioni, colorata e kitsch, dove la gerarchia tra arte classica, manufatti e form viven non ha più bisogno di essere menzionata.

Flora Fettah 

www.jinapark.de 

https://www.shebam.art/images/jinapark_voyageintothesun.pdf